Recensione “Il pettirosso” di Jo Nesbø

Trama “Il pettirosso” di Jo Nesbø

Le guerre non finiscono mai. E per Harry Hole la guerra è appena cominciata. Durante la seconda guerra mondiale un gruppo di giovani soldati norvegesi combatte a fianco dell’esercito tedesco alle porte di Leningrado. Sono gli “uomini del fronte”. La battaglia li unisce, ma alla fine della guerra uno strano omicidio e una diserzione sfaldano il gruppo. Quando, molti anni dopo, i monti intorno a Oslo restituiscono i bossoli di un Märklin, un fucile tedesco che, grazie alla sua straordinaria precisione, è lo strumento ideale per un killer professionista, Harry Hole intuisce che dietro quel ritrovamento si nasconde qualcosa di più grosso. E sulle tracce di quell’insolita arma si addentra in una palude di tradimenti e vendette da cui sarà difficile riemergere.

 

Recensione “Il pettirosso” di Jo Nesbø [a cura di Elisa Pinca]

L’associazione tra guerra e Sindrome da Stress Post Traumatico è ormai abbastanza risaputa, ma se vi nominassi il Disturbo di personalità multipla?
“È diagnosticato quando si scopre che un individuo ha due o più personalità che si alternano nell’essere quella dominante. Come nel caso del Dottor Jekyll e di Mister Hyde…” la sua personalità naturale non sa dell’altra, come se fossero due persone fisicamente distinte.
Può l’evento stressante “guerra” scatenarlo?

Cosa significava, davvero, essere in guerra nel secolo scorso? Giovani ragazzi che partivano al fronte per combattere una guerra di cui non sapevano né la causa né l’andamento. Guerreggiavano per una ideologia inculcata loro, ma che pochi realmente condividevano. Lottavano giorno e notte, fianco a fianco non solo contro i nemici, ma contro carestie, freddo, fame e soprattutto contro le loro fragilità. Condizione estreme che mettono a nudo la nostra vera personalità, ma anche in grado creare legami molto forti (quasi “fisici”…leggete per credere).

Cosa c’entra tutto ciò con il commissario del POT Harry Hole, la cui storia è ambientata in Norvegia a cavallo tra la fine del 1900 e gli anni 2000?
C’è un nesso tra la Seconda guerra mondiale ed i giochi di potere e gli omicidi con cui Harry si scontra?
La Norvegia degli anni 2000, nella trama del romanzo, vede l’affermazione di circoli neonazisti. Un fenomeno che, nonostante sia in aumento, non desta particolare preoccupazione fino a quando iniziano a verificarsi omicidi a loro riconducibili.
Omicidi che appaiono “fuori dalla norma”: recisioni nette della carotide (con una precisione degna di un chirurgo), o fori di proiettile alquanto esagerati ricollegabili, infatti, al fucile Màrklin
“…è un fucile da caccia semiautomatico di fabbricazione tedesca che utilizza pallottole da 16 millimetri di diametro, ed è più grande di qualsiasi altro fucile. Serve a cacciare bestie come i bufali d’acqua e gli elefanti. Rappresenta lo strumento ideale per un killer professionista, e già nel 1973 era diventata l’arma più ricercata al mondo per gli attentati. Di quei trecento esemplari, almeno un centinaio si trovava nelle mani di assassini professionisti e organizzazioni terroristiche come la Baader-Meinhof o le Brigate Rosse…”

Harry sembra l’unico ad accorgersi di questi dettagli, sembra l’unico a voler indagare fino in fondo, a voler capire.
Nonostante i tentativi di depistarlo ed allontanarlo il nostro commissario non si da per vinto di fronte a nulla. La sua guerra è iniziata e si fermerà solo alla dicitura “caso chiuso”.

…sapevi che, negli ultimi venti anni, nessun presidente americano ha portato a termine il suo mandato senza che venissero scoperti almeno dieci attentati? E che i cospiratori sono stati tutti arrestati senza che i mass media lo venissero a sapere? Nessuno ci guadagna qualcosa quando viene reso pubblico un tentato omicidio contro un capo di stato, Harry. Specialmente se, in teoria, avrebbe potuto avere successo.

Una guerra, quella di Harry, contro le bugie di comodo e le verità celate; una guerra per onorare la morte della sua ex collega; una guerra per far quadrare quei dettagli che non tornano.
Il fucile Marnik non è un’arma qualsiasi, chi può avere covato così tanto rancore? Cosa è accaduto realmente al fronte? È davvero terminata per tutti la guerra? Rancori e tradimenti? Conseguenze?

La malattia è un fattore relativo. Siamo tutti malati, la questione è unicamente quale grado di funzionalità riusciamo a mantenere rispetto alle regole che la società ci impone per un comportamento corretto. Nessun atto in sé è il sintomo di una malattia, l’importante è prendere in considerazione il contesto nel quale l’atto viene compiuto. […] Se tu e io iniziassimo a uccidere, molto probabilmente significherebbe che siamo malati. Ma non necessariamente, se tu sei un killer di professione o un… poliziotto….

Thriller noir, la cui trama trae le origini da una guerra che sembra lontana, che non dimentica però la parte umana, sentimentale dei suoi protagonisti. Ai flashback tra passato e presente si intrecciano anche le difficili storie d’amore dei protagonisti.
Vi sorprendete se vi dico che anche queste sono intrecciate?

Nonostante non sia il primo volume della saga, non è necessario aver letto gli altri per comprendere ed appassionarsi al romanzo. Anzi molti suggeriscono di cominciare la lettura proprio da questo titolo.
I continui flashback, la narrazione che oscilla tra passato e presente complica un attimo la comprensione immediata del romanzo, ma nelle pagine seguenti si riveleranno fondamentali per l’enigma proposto da Nesbo. Il pettirosso parte infatti in maniera un po’ lenta, confondendo un attimo il lettore con molti nomi e altrettanti personaggi, ma con un po’ di pazienza (facile da trovare visto lo splendido stile narrativo dell’autore) i pezzi del puzzle cominceranno ad incastrarsi.
I capitoli sono brevi, mai troppo descrittivi e la trama è scorrevole; l’indagine non rimane mai ferma. Un continuo accumularsi di avvisaglie che non inducono alla tentazione di saltare parti di romanzo per giungere all’indizio successivo.
Una piacevolissima scoperta che consiglio a chiunque ami i gialli e le novità.

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