Recensione “Vocabolario dei desideri” di Eshkol Nevo

Trama “Vocabolario dei desideri” di Eshkol Nevo

A come Amore, B come Baci, C come Confessione, D come Desiderio… Sono ventisei, tante quante sono le lettere dell’alfabeto, le storie contenute in questo libro, frutto di una rubrica settimanale di grande successo tenuta da Eshkol Nevo sulle pagine di Vanity Fair. Raccolte tutte insieme, costituiscono un’opera indispensabile per i lettori dell’autore della “Simmetria dei desideri” e di “Tre piani”, un originale viaggio all’interno della costellazione dei desideri, dei sentimenti e degli impulsi da parte di uno scrittore capace di penetrare come pochi nelle pieghe più riposte dell’animo umano. C’è la F di Ferita, dove un piccolo incidente capitato in un supermercato può cambiare il significato di parole grosse come «razzismo» e «antirazzismo»; la G di Guerra, dove una Escape room diventa pretesto, per un ex-pilota, di rievocare il passato; c’è la I di Italo Calvino, in cui una passeggiata per le vie di Rondovia, una città progettata perché nessuno dei suoi abitanti si trovi a incontrare per strada un amore del passato, dà la sensazione di averla già conosciuta attraverso le pagine delle Città invisibili. Storie, dalla A alla Z, attraversate dalla «perturbante fragilità» e, insieme, dalle «ambizioni vanagloriose» (Alessandro Piperno) dei personaggi di Nevo al cospetto della forza dirompente dell’amore e del desiderio. Storie, accompagnate tutte dalle opere di Pax Paloscia – una delle maggiori protagoniste della street art contemporanea – che traducono felicemente in immagini il dizionario dei sentimenti di Eshkol Nevo.

Recensione “Vocabolario dei desideri” di Eshkol Nevo

[a cura di Elisa Pinca]

Immaginate la scena: biblioteca, fascia oraria di chiusura agli utenti, arriva il corriere che scarica un enorme cartone.
Le tanto attese novità sono arrivate!!
Tra di esse mi colpisce un libro, oltre alla normale attrazione a prima vista è come se rievocasse qualcosa nella mia memoria, ma era una sensazione labile a cui non riuscivo a dare una forma.
Almeno fino a che non indago un po’ e capisco che il libro che ha attirato la mia attenzione è una raccolta di racconti di cui ne avevo letti un paio in una rubrica settimanale di grande successo tenuta da Eshkol Nevo sulle pagine di Vanity Fair.

Un libro suddiviso in ventisei capitoli, o meglio in ventisei lettere. Ed un desiderio per ognuna.

Amore, Baci, Confessione, Desiderio, Empatia, Ferita, Guerra, Hotel, Italo Calvino, Johannesburg, Karaoke, Libro, Matrimonio, Notte, Oregon, Perdono, Quasi, Ricchezza, Sesso, Tabù, Uno, Verità, Web, X-Files, Ypperlig, Zehu.

Ventisei storie, mini-storie (non durano più di due facciate), ventisei racconti di vita, ricordi, immagini del passato, del mistero che anima il desiderio. Talvolta il desiderio comincia dalla solitudine. Ad esempio, il narratore del primo racconto A come Amore è descritto solo in hotel in un paese a lui straniero, ma la memoria dei suoi amori lenisce quella condizione.
Persone, avventure, emozioni, vissuti, tabù….un insieme di storie che non si pongono l’obiettivo di costruire un romanzo, ma di farti vivere nei ricordi. Sembrano scritte per farti immedesimare nella situazione, nel vissuto emotivo del narratore, per fartele vivere. Una raccolta che ti svela quanto le storie che custodiamo nella memoria possano colmare un vuoto.

Come suggerisce lo stesso autore nel corso di un’intervista, le storie che racconta hanno una doppia direzione: rievocano il desiderio di qualcosa che è già avvenuto o si è perso, ma allo stesso tempo suscitano nel lettore l’immaginazione e l’energia propria del desiderio che proviamo nella nostra intimità, nelle relazioni.

I racconti toccano anche l’elemento erotico e il desiderio sessuale che più è proibito più è dipinto come accattivante.

Uno stile di scrittura, di un autore per me nuovo, che mi ha coinvolta dal primo istante. Un libro che si può gustare in un’ora, ma anche in una vita: concedendosi un desidero alla volta. Una raccolta di racconti che consiglio a chiunque.

Storie, accompagnate tutte dalle opere di Pax Paloscia – una delle maggiori protagoniste della street art contemporanea – che traducono felicemente in immagini il Dizionario dei sentimenti.

 

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