Recensione “I cariolanti” di Sacha Naspini

Trama “I cariolanti” di Sacha Naspini

Aldo è un disertore della prima guerra mondiale. Invece di partire per il fronte decide di costruire un rifugio sotterraneo nei boschi per prendersi cura della sua famiglia: una moglie, un figlio. Bastiano è un bambino e al chiuso della “tana” sperimenta le contingenze della vita: il freddo, il caldo, la fame, soprattutto la fame. Finché la guerra finisce ed entra nel mondo. Ma lo fa segnato dalla privazione; ogni impulso fa capo al luogo da cui proviene: una buca. E poi la propensione alla natura (vera, bestiale), che si infrange con le dinamiche violente che comandano il mondo degli uomini… Bastiano è un ragazzo quando impara l’amore. Sperimenta il carcere, quindi la seconda guerra mondiale. Si confronta con inaspettati segreti di famiglia. Intanto, cerca di donarsi alle esperienze della vita. Eppure non può liberarsi dal filtro animalesco che lo ha marchiato in tenera età. È una pallottola impazzita, sparata da un’arma dalla canna storta, votata a traiettorie imprevedibili, fa capo all’istinto, agli impulsi primordiali. La fame ora ha un’altra accezione: amore, accoglienza, l’idea battente di una casa, una famiglia…

Recensione “I cariolanti” di Sacha Naspini

È il senso di claustrofobia a far compagnia al lettore durante la lettura di “I cariolanti”. Più si sfogliano le pagine e più il senso di oppressione si fa pesante, la mancanza d’aria è tangibile. Così come lo era in quello spazio sotterraneo che ha fatto da casa al protagonista Bastiano e alla sua famiglia.

La vita di Bastiano, il piccolo protagonista, è una vita sporca di terra e sangue. La sua infanzia è segnata dalla prima guerra mondiale e dalla scelta del padre di fuggire e nascondersi con la famiglia in un “buco” nei boschi. Non so esattamente di quanto spazio si tratta ma la claustrofobia è immediata. Terra polverosa da respirare, il buio costante, il freddo che intorpidisce più dell’immobilità e la fame. La fame costante, accecante, logorante. Una fame che fa regredire qualsiasi uomo ad uno istinto animale. Nutrirsi o morire. Non importa se bisogna scendere a compromessi, non importa se bisogna commettere azioni immorali e irripetibili, non importa nulla quando la fame ti sta consumando lentamente.

Bastiano, voce narrante del romanzo, questo senso di fame e di dolore ce lo trasmette benissimo. Bastano poche pagine infatti per ritrovarsi completamente coinvolti e stravolti dalla storia scritta da Sacha Naspini. Una storia che smuove sensazioni molto molto profonde, indagando e parlando di argomenti dolorosi, atroci, terrificanti.

Quale può essere il destino di un bambino cresciuto in un buco? Come può diventare un bambino costretto a colmare la fame in modi nauseanti?

Te mica lo sai che vuol dire nascere di traverso

Bastiano è nato di traverso ed è cresciuto come un animale. E ad un animale, anche se la guerra è finita e si ritorna a vivere in superficie, gli istinti rimangono. Sembra quasi che la fame provata da bambino, abbia lasciato un buco nell’anima di Bastiano e lui ci prova a colmarlo: ci prova cercando l’amore, ci prova lavorando come un matto, ci prova addestrando un branco di cani selvaggi, ci prova staccando a morsi le labbra di uomo, ci prova mangiando bucce di patate o combattendo durante la seconda guerra mondiale, ci prova con la vendetta e con la violenza, ci prova persino con la lettura

Mi piacevano i libri con le avventure, ci passavo delle giornate sopra. M’immaginavo che a fare quei viaggi tipo di fantasia ero io. Era proprio così che facevo: leggevo con un dito seguendo ogni rigo e intanto m’immaginavo che a fare tutte quelle cose di viaggi, di principesse e magie strane ero io. Così non mi mancava niente, era come uscire per davvero per il mondo.

Ma a Bastiano mancavano un sacco di cose. A Bastiano la vita non ha concesso nulla. Ed è quando se ne diventa consapevoli che il dolore diventa ancora più intenso. E ci sono due cose che spingono un animale a diventare violento, feroce, inarrestabile: la fame e la paura. Bastiano le prova entrambe.

Vi mentirei se vi dicessi che questo è il romanzo perfetto per tutti i tipi di lettori perché l’autore Sacha Naspini non si risparmia: descrive le emozioni con la stessa disinvoltura con cui descrive un banchetto a base di carne umana. Quindi si, consiglio la lettura di questo libro perché è una storia sconvolgente scritta in modo magistrale, ma non a tutti. Siate ben consapevoli di cosa state per affrontare se deciderete di leggere “I Cariolanti” perché il termine che lo descrive meglio è “disturbante”.

     

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *