Recensione “La nube purpurea” di Matthew P. Shiel

Trama “La nube purpurea” di Matthew P. Shiel

Un vapore mortale – dall’inquietante luce purpurea e dall’inebriante profumo di fiori di pesco – spazza il mondo e annienta tutte le creature viventi. Rimane un unico uomo, Adam Jeffson, medico, reduce da una missione esplorativa nell’Artico. Come un Robinson Crusoe apocalittico, Adam inizia la sua epopea per la sopravvivenza. Ma, a differenza di Robinson, non è relegato su un’isola: a sua disposizione ha l’intero pianeta, un mondo silenzioso e devastato. E se l’eroe di Defoe faceva ricorso a tutte le più sottili doti del raziocinio e dell’intelligenza, Adam sprofonda invece nella follia, passando per i deliri e le allucinazioni della solitudine più profonda. Tuttavia una lucidità visionaria si fa lentamente strada nella sua mente, ed egli diventa infine consapevole che la sua sopravvivenza non è casuale e che il suo destino – e quello della razza umana – fa parte di un piano più vasto. Pubblicato agli albori del Ventesimo secolo, “La nube purpurea” è riconosciuto come uno dei grandi capolavori della fantascienza: un grandioso racconto emblematico dei più sinistri incubi novecenteschi, ma anche un’epica vicenda di rovina e rinascita, fine e principio.

Recensione “La nube purpurea” di Matthew P. Shiel

“La nube purpurea”, scritto nel 1901 da Matthew P. Shiel, è uno dei classici post-apocalittici più attuali che io abbia mai letto.

Il romanzo, scritto più di 100 anni fa, ma giunto in Italia per la prima volta solo negli anni ’60 viene oggi riproposto in questa nuova edizione da Oscar Vault ed è veramente pronto a conquistare milioni di lettori perché mai come in questo periodo, secondo me, può essere apprezzata una storia così travolgente. Perché dico mai come in questo periodo? Perché secondo me il lettore oggi è così abituato agli scenari catastrofici, alle storie di distruzioni di massa, ai libri e film post-apocalittici che ha bisogno di esser sconvolto da una storia scritta così tanti anni fa eppure così originale ed innovativa.

In “La nube purpurea” uno studioso ha il piacere di ascoltare e trascrivere tutto ciò che una medium racconta in stato di trance. La donna sembra riuscire a spaziare nel tempo e la sua attenzione si focalizza sulla storia di un uomo che, in un futuro molto prossimo, sta affrontando una delle avventure più incredibili di sempre. L’uomo del futuro che è in realtà il protagonista del romanzo, parte per una spedizione al Polo Nord insieme ad un ristretto gruppetto di prescelti. Mai nessuno ha messo piede al Polo Nord prima di loro e non tutti arriveranno a farlo: una serie di incidenti, scontri ed eventi climatici faranno morire uno ad uno tutti gli uomini della spedizione, tranne Adam Jeffson.

Adam Jeffson è il primo e unico uomo ad aver mai messo piede al Polo Nord. Sarà ricordato per sempre nella storia. Si, ma in che modo se a scrivere la storia non ci sarà più nessuno? Che valore ha un’impresa così eroica se al ritorno non c’è nessuno a cui raccontarlo?

Una serie di polveri e veleni naturali hanno spazzato via l’intera umanità, una nube purpurea ha lasciato dietro di se una distesa di cadaveri, un forte profumo di fiori di pesco e un unico solo sopravvissuto. Già solo ripensarci ora e metterlo nero su bianco mi paralizza, l’idea della sensazione che si potrebbe provare davanti ad una scoperta del genere mi pietrifica. Io con la solitudine non ho un buon rapporto, ci sto bene per un paio d’ore ma poi ho bisogno di parlare, di guardare negli occhi qualcuno, di abbracciare, di condividere. Ho un bisogno vitale di essere circondata dalle persone che amo quindi lo scenario a cui mi ha messo di fronte l’autore M.P. Shiel mi ha particolarmente fatto sentire un nodo allo stomaco per tutta la durata della lettura.

La solitudine può essere letale o meravigliosa, può far impazzire o regalare la serenità. Ma provate solo per un momento a pensare a come vi sentireste a non poter mai più parlare con qualcuno? Come vi sentireste ad avere un intero pianeta a disposizione ma nessunissimo suono a farvi da compagnia?

Se volete fare un viaggio nelle vostre sensazioni, leggete “La nube purpurea” perché nonostante la narrazione lenta in alcuni punti e un finale per i miei gusti più dolce del profumo di fiori di pesco, è un libro che vi sconvolgerà, vi terrà con il fiato sospeso, vi farà fare i conti con le vostre paure e vi terrà incollati alle pagine.

Anche se non l’avete iniziato, non siete forse curiosi di sapere come passa il tempo questo povero uomo rimasto solo sulla Terra? Non siete curiosi di sapere come se la caverà?

E allora, che aspetti? Acquista subito “La nube purpurea”

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