Recensione “Le siamesi” di Alessandro Berselli

Trama “Le siamesi” di Alessandro Berselli

Un incontro casuale, un sabato sera che diventa una sfida contro la morte. Non è la prima volta che Ludovica, troppo ricca, troppo annoiata, baratta la sua vita con il pericolo e rimanda al mittente, Dio o chi per lui, la sua giovinezza, chiedendo in cambio rischio, adrenalina, competizione. Il baratro di Ludovica è la discesa in un vuoto esistenziale che rivela l’incapacità di trovare punti di riferimento e ragioni di sopravvivenza. Lucido diario di un fine settimana di follia dove nulla è quello che sembra, “Le siamesi” è un noir tagliente nel quale il lettore è costretto a cambiare continuamente prospettiva, una riflessione senza moralismi sul male di vivere e uno spaccato dello spleen contemporaneo, con una voce narrante che rifiuta il giudizio e si limita a fotografare, in una prosa spettrale, l’assenza di motivazioni che può muovere l’agire umano.

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Recensione “Le siamesi” di Alessandro Berselli

Ho desiderato questo libro per mesi anche se, le persone che di solito hanno gusti letterari simili ai miei erano esattamente spaccate a metà: da una parte chi ha amato questo libro definendolo un piccolo capolavoro, dall’altra parte chi proprio non era riuscito ad entrare in sintonia con lo stile dell’autore Alessandro Berselli.

Io avevo la necessità di farmi un’idea mia.

Mi sono quindi tuffata tra le pagine di questo libriccino a capofitto con aspettative altissime ma smorzate dalla paura di rimanerne delusa. Quello che mi è capitato però è forse peggio perché “Le siamesi”, per quanto si basi su una storia originale, mi ha lasciata del tutto indifferente.

Alessandro Berselli mette noi lettori di fronte ad una realtà che per quanto sia stata enfatizzata, è tristemente vera: la noia dei ragazzi di oggi, una noia profondamente radicata in chi ha tutto e dà tutto per scontato, una noia che spinge a superare qualsiasi limite morale e legale. Ed è tutto lì che si gioca in questo romanzo: sulla moralità, sulla giustizia, sulla follia a cui l’essere umano viene spinto per dolore o per noia.

Fin qui ci siamo perché è una storia tagliente e deviata quindi per chi ama il genere, va benissimo. Il punto che non mi ha convinta è invece la narrazione e lo stile dell’autore: dialoghi ‘barocchi’ e inverosimili che rasentano il ridicolo, colpi di scena prevedibili, introspezione assente.

Mi aspettavo veramente di più, o meglio, mi aspettavo altro. E mi spiace anche, perché la storia è veramente innovativa e interessante. Il problema è che, pur essendo un romanzo noir piacevolissimo, si rimane comunque delusi quando si è convinti di avere tra le mani un capolavoro.

 

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