recensione Il diario segreto di Madame B intervista autrice

Recensione “Il diario segreto di Madame B.” e intervista a Emanuela Esposito Amato

Il diario segreto di Madame B“, primo romanzo di Emanuela Esposito Amato, fa parte della categoria di libri che a primo impatto non fanno al caso mio. Ad incuriosirmi e spingermi ad aver voglia di leggerlo è stata la componente paranormale appena accennata nella sinossi.

A lettura conclusa posso solo affermare che fermarsi alla prima impressione non è mai buona cosa, nemmeno con la lettura. Un genere che pensavate lontano anni luce dal vostro gusto personale, può invece regalarvi delle piacevolissime sorprese.

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Rimasta senza i genitori, abbandonata dal convivente e licenziata dall’impiego di antiquaria, Joséphine Bressi rispolvera l’arte culinaria e prepara manicaretti da recapitare a domicilio. Durante una consegna, la signora Cortese le offre la possibilità di tornare a occuparsi di antiquariato, coinvolgendola nell’arredamento di un lussuoso resort turistico. Asociale e spesso maldestra, Joséphine si lascia convincere, ma ciò significa che dovrà lavorare con l’altera, ostica e sempre perfetta Domitilla e soprattutto con Massimiliano, l’architetto giovane e attraente che si occupa della realizzazione del progetto e per cui sin da subito prova dei sentimenti contrastanti. Lui però sembra molto in confidenza con Domitilla. A complicarle la vita poi l’immagine sfocata di una donna che le appare nello specchio di una toelettina francese di inizio Ottocento. Logica e controllata, razionale e fredda, Joséphine cerca di superare l’impatto emotivo che la visione ha su di lei, e i contrasti e le incomprensioni con Domitilla e Massimiliano, ma durante il restauro, da un cassetto nascosto del secrétaire vengono fuori tre quadernetti e un dagherrotipo che ritrae proprio la donna dello specchio…

 

Recensione “Il diario segreto di Madame B.” di Emanuela Esposito Amato

“Il diario segreto di Madame B.” è scritto da una donna, parla di donne e alle donne. Il femminismo è un tema che mi sta molto a cuore nell’ultimo periodo ed inevitabilmente anche le mie letture virano sull’argomento. La storia nata dalla penna di Emanuela Esposito Amato non è un libro di denuncia, né un libro femminista nel senso commerciale e banale del termine bensì è una semplice storia che esalta e mette in luce la determinazione e la differenza di due donne speciali, ognuna a proprio modo.

Joséphine e Delphine, due donne completamente diverse ma legate dalla determinazione e dalla voglia di trovare il proprio posto nel mondo.

Il romanzo si svolge su due diverse linee temporali e lo stile narrativo cambia e si adatta perfettamente all’epoca narrata.

La prima protagonista con cui facciamo amicizia è Joséphine: ragazza italo-francese che vive a Napoli. Orfana e single, costretta a districarsi tra zucchero e decorazioni per racimolare un po’ di soldi come pasticcera free-lance. Il suo grande sogno è però il restauro, passione tramandata dal padre, passione che darà una svolta nella sua piatta vita. Inusuale e un po’ forzata la scelta dell’autrice di lasciare la sua protagonista in una sorta di limbo anni ’90. Joséphine ripudia le innovazioni tecnologiche: non ha uno smartphone né un pc, odia i social e ha un vecchio tailleur fuori moda per le occasioni speciali. Insomma, un po’ strano trovare una ragazza così ai giorni nostri ma per fortuna c’è il suo amico/vicino di casa gay a riportarla al presente.

Nel corso della storia infatti Joséphine si mette in gioco, si reinventa, si adatta alle situazioni e diventa una donna nuova. Ho amato questa sua trasformazione perché è in realtà quello a cui tutti noi andiamo incontro ogni giorno. Inutile puntare i piedi e dire di non voler cambiare perché la vita, le persone che abbiamo accanto, le nuove conoscenze, le esperienze lavorative…. tutto lascia un segno e ci rende diversi, nuovi, migliori.

Ciò che stravolge completamente la vita della protagonista è un’offerta di lavoro: entrare a far parte di un team per arredare un nuovo hotel, trovare e restaurare dei mobili adattandoli al lusso del contesto. Ed è qui che scopriamo Delphine Delamare, personaggio realmente esistito nel 1800 e a cui sembra essersi ispirato Gustave Flaubert per la stesura del romanzo Madame Bovary.

Conosciamo questa seconda protagonista attraverso le pagine del suo diario che leggiamo insieme a Joséphine. Un vecchio secrétaire lo custodiva in un cassettino segreto insieme ad un dagherrotipo che ne ritrae il volto, Joséphine ne viene in possesso durante il restauro ed ovviamente si lascia trasportare nella storia di quella donna vissuta in epoca completamente diversa dalla nostra.

Delphine è una donna che, nonostante le sue scelte discutibili, si fa amare già dalle prime righe. Ed io ho amato il suo personaggio, ho amato le parti del libro in cui si parlava di lei. Non ammirabile come donna perché la smania di ricchezza e di amore la spingono a troppe scelte sbagliate ma comunque apprezzabile per la sua determinazione e la sua forza.

Ho letto con piacere e coinvolgimento l’intero romanzo ma ho amato particolarmente la storia di Delphine.

Ora, senza aggiungere altro sulla storia, vi lascio alle parole dell’autrice che è stata così gentile da accettare di rispondere ad una mia piccola intervista.

Intervista Emanuela Esposito Amato, autrice di “Il diario segreto di Madame B.”

 

Ciao Emanuela, felice di averti come mia “ospite”. Ti va di dirci qualcosa di te?

Certo, con piacere! Sono nata a Napoli sotto il segno della Vergine. Per lunghi periodi, durante e dopo gli studi universitari, ho vissuto e lavorato a Parigi. Ho condotto ricerche sul periodo letterario medievale in lingua romanza presso l’Université de la Sorbonne-Paris e la Bibliothèque Nationale de France . Considero la Francia la mia patria di “adozione intermittente”.
Poi sono tornata a Napoli, dove attualmente vivo e lavoro in qualità di docente di francese.
Adoro la lettura, il cinema, l’arte e viaggiare. Con qualche fallimento e tanta buona volontà mi piace anche mettermi alla prova ai fornelli! Ma per i dolci, a differenza di Joséphine, la protagonista del mio romanzo, sono proprio negata! Una volta degli amici mi hanno persino chiesto se non avessi sfornato una suola da scarpe al posto di una crostata!!!!

Qual è stato il tuo primo approccio con la scrittura?

Veniamo dunque alla scrittura, mia grande passione e sofferenza! Per impadronirmi delle tecniche di scrittura ed in seguito affinarle, ho seguito un corso on-line con la Scuola Omero di Roma, ed ho partecipato a due corsi (sempre on-line) di “Tutor-editing” della Scuola Holden di Torino. Ho cominciato a scrivere racconti che hanno ottenuto dei riconoscimenti gratificanti, pubblicazione su riviste specializzate e anche la vincita del primo premio del concorso letterario “Da donna io racconto” indetto dal Centro culturale di cultura di Valenza (Al) con il racconto Lui dorme nell’aprile 2004.
Poi, ho voluto cimentarmi nella stesura di un romanzo. Dopo un lungo periodo di documentazione e gestazione, ho “partorito” IL Diario segreto di MadameB., mio romanzo d’esordio pubblicato nel Settembre 2018 da ALCHERINGA EDIZIONI

Quanto c’è di te nel tuo romanzo “Il diario segreto di Madame B”?

Potrei dire tutto. Nel senso che tutto ciò che ho scritto nel mio romanzo, sono tematiche che sento fortemente radicate in me . Sono un po’ i “leitmotiv” ricorrenti nelle mie produzioni letterarie. Le crisi emotive, il senso di inadeguatezza, l’omosessualità, la tematica legata ai disturbi alimentari, i difficili rapporti di famiglia o tra amici, la noia e l’accettazione passiva di un matrimonio non riuscito, la crisi economica e le difficoltà ad esso legate. Tuttavia voglio confessare che mi riconosco molto in Joséphine per quanto riguarda la sua ossessione di voler programmare in modo quasi maniacale le giornate. È come se avessi in testa un timer che mi induce a cercare di tenere sotto controllo tutte le situazioni! E se questo aspetto del mio carattere è positivo per quanto concerne il lavoro e anche la scrittura, che richiede impegno e dedizione costanti, dall’altro il voler programmare troppo sottrae spontaneità e mi priva della capacità di improvvisare. E, riflettendoci, anche di lasciarmi andare agli imprevisti nei quali immancabilmente ci si imbatte!

Il grande classico “Madame Bovary” ti ha lasciato un grande segno se hai deciso di creare una storia attorno ad esso. Quando lo hai letto la prima volta? Cosa ti ha colpito particolarmente?

Sarò sincera: ho studiato Flaubert e in particolare Madame Bovary al liceo, e poi l’ho ripreso, riletto e analizzato all’Università (Lingue e letteratura straniere moderne, specializzazione in Francese). Un libro che mi era piaciuto, certo, che consideravo un “must” , soprattutto per l’accuratezza stilistica e il concetto di realismo che Flaubert aveva introdotto. Ma non mi era restato nel cuore più di altri libri.
La scelta di scrivere il diario di Delphine, realmente vissuta, e alla quale pare che Flaubert si sia ispirato per dar vita al personaggio di Madame Bovary è nata da un caso assolutamente fortuito e, per certi versi, incredibile. Lo racconto e spero che chi mi legge mi creda.
Il mio volo per Parigi, nel mese di luglio 2010, era appena decollato. Andavo nella capitale parigina per lavoro. Appena in quota, il tranquillo ronzio del motore e l’assenza di turbolenze mi hanno fatta assopire. Anzi, mi sono addormentata profondamente, io che sono un’insonne! Mi sono risvegliata quando il comandante ha comunicato che stavamo per cominciare la fase di discesa e relativo atterraggio. Ho realizzato di aver fatto un sogno stranissimo: una bella donna, vestita con abiti ottocenteschi mi pregava di scrivere il suo diario e di riscattare la sua figura agli occhi del mondo !!!!
Quasi mi venne da ridere al pensiero di quel sogno strano…. eppure, da quel momento, una serie di coincidenze (gli imprevisti della vita!) mi hanno messo spesso in rapporto con il libro e con la storia di Madame Bovary. A quel punto mi sono incuriosita e ho cominciato ad approfondire le mie conoscenze. Mi sono documentata con precisione su tutto quello che ho scritto. Niente è stato inventato per quanto attiene ai personaggi storici realmente esistiti. Tutti i riferimenti citati nel romanzo sono stati da me personalmente verificati. La parte moderna del romanzo, invece, è frutto della mia creatività. I personaggi non esistono se non nella mia fantasia che li ha generati!

A parte Flaubert, quali sono i tuoi scrittori preferiti? Perché?

Partiamo dai classici:
Jane Austen, Simone de Beauvoir, Colette per la loro capacità di sondare l’animo femminile.
Tolstoj e Dostoevskij, insuperabili, a mio avviso, nell’interpretare le mille sfumature dei comportamenti umani.
Continuiamo con i moderni e contemporanei:
Andrea De Carlo per la sua capacità di trascinare il lettore con la sua particolare abilità di scrittura e di creare personaggi indimenticabili.
Camilleri, per la sua instancabile produzione e bravura nel costruire storie.
Elena Ferrante per averci regalato una sorta di opera epica che attraversa sessant’anni di vita del paese e per aver consegnato alla letteratura due protagoniste indimenticabili.
Alicia Giménez- Bartlett per la sua geniale ironia, l’irriverenza , il rifiuto dei luoghi comuni, il tutto condito da uno stile asciutto e diretto.
Abraham B. Yehoshua e Dorit Rabinyan per la trattazione di tematiche delicate come la situazione arabo-palestinese attraverso storie complesse ma senza alcun eccesso nei toni e nelle situazioni.
Daniel Pennac: geniale il suo personaggio “capro espiatorio” Benjamin Malaussène e tutta la sua improbabile famiglia!
E permettimi ora di dare un piccolo spazio agli esordienti, come me:
Elena Degl’innocenti, che con il suo libro “Viola dentro” ci regala una misteriosa leggenda sospesa tra passato e presente, una protagonista intensa e uno splendido borgo medievale immerso nelle campagne toscane.
Donato Montesano, con “I grandi scrittori non mangiano” ci offre una raccolta di racconti fuori dal coro e per niente scontati. Come in un’altalena lo scrittore ti fa oscillare tra atmosfere cupe, sentieri che non portano a nulla e improvvise impennate al richiamo della vita. Una chicca per palati fini.

La lettura purtroppo sta diventando un hobby sempre meno diffuso, soprattutto tra i giovani. Cosa diresti loro per avvicinarli a questo mondo? Quale libro potrebbe aiutarli ad innamorarsi della lettura?

Sono una docente di Francese, come ti ho detto, e purtroppo penso che la scuola non invogli la lettura “libera” . Sfortunatamente c’è ancora un programma che impone in qualche modo di leggere per dovere e non per piacere. Non ho una ricetta magica. L’amore per la lettura non si può imporre. Ma se posso dire la mia, credo che i genitori, oggi, dovrebbero portare più spesso i figli, sin da piccoli, in libreria, fargli toccare i libri, cominciare ad acquistare qualche edizione illustrata e poi, piano piano, offrire loro la possibilità di leggere per conto loro quello che più li stimola. Anche il genere horror o fantasy, che non sono nelle mie corde, andrebbero bene. Purché si legga!!! E oggi, purtroppo, ho l’impressione che ci siano più scrittori che lettori!

Dalle pagine del tuo romanzo traspare un grande amore per l’arte, in tutte le sue forme: restauro, architettura, pasticceria, musica. Che ruolo ha l’arte nella tua vita?

“Per sfuggire al mondo non c’è niente di più sicuro dell’arte e niente è meglio dell’arte per tenersi in contatto con il mondo”. Spero non sia disdicevole condividere questa citazione di Johann Wolfgang Goethe, per esprimere il mio concetto di arte. Di qualunque forma artistica si tratti, la nostra sensibilità si accresce e si espande alla presenza della bellezza intrinseca che l’opera d’arte porta con sé. E non possiamo che sentirci elevati e al contempo in sintonia con il mondo quando abbiamo la possibilità di godere della magia racchiusa in essa. Amo l’arte in tutte le sue forme, anche quella eno-gastronomica! Perché no?

Che messaggio speri possa lasciare nei lettori il tuo libro?

Mi piacerebbe che lasciasse loro il concetto di resilienza, cioè la capacità di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà, come riesce a fare Joséphine.

Ora ti chiedo di giocare un po’ con noi: consigliaci una colonna sonora (o una piccola playlist) da tenere come sottofondo durante la lettura di “Il diario segreto di Madame B”
PLAYLIST

1. Chris Rea: Josephine
2. Giuseppe Verdi: La Traviata (in particolare le arie: Libiamo ne’ lieti calici; Sempre Libera; Amami Alfredo)
3. Chet Baker: Broken wing; Oh, you crazy moon
4. LALALAND (soundtrack): Another day of sun; City of Stars
5. The Weekend: Earned it
6. Ellie Goulding: Love me like you do
7. Pino Daniele: Quanno chiove
8. Calvin Harris: Promises
9. Sean Paul- Dua Lipa: No lie
10. Drake: Passionfruit

Stai già lavorando ad una nuova storia? Dicci qualcosa dei tuoi progetti futuri

I tempi dell’editoria, come sai sono lunghi. Ho appena terminato di mettere insieme una raccolta di racconti che racchiude un po’ le tematiche a me care , cui ho già accennato nel corso della nostra chiacchierata. Dovrebbe uscire entro la fine del 2019.
Poi…ti svelo un segreto…
Molti lettori mi hanno chiesto di scrivere il seguito del “Diario segreto di Madame B.” … Sai che ci sto davvero pensando?
E i personaggi cominciano a bussare alla porta della mia mente chiedendomi di raccontare le loro vicende e vicissitudini… Che dici? Li accontento?

Sperando di avervi incuriositi, come sempre vi chiedo di lasciarmi le vostre impressioni e ne approfitto per ringraziare qui la gentilissima autrice che è stata disponibilissima!

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1 commento su “Recensione “Il diario segreto di Madame B.” e intervista a Emanuela Esposito Amato”

  1. FarfyFiore

    Libro meraviglioso , unico..
    mi ha catapultato in un passato ,già conosciuto anni fa , e in un presente reale..
    affezionandomi a personaggi nuovi e amando ancora di più i già incontrati ..
    Da leggere assolutamente!!!!!

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