Recensione “L’istante presente” di Guillaume Musso

Trama “L’istante presente” di Guillaume Musso

Per pagarsi gli studi di recitazione, Lisa lavora in un bar di Manhattan. Una sera conosce Arthur, un giovane medico di pronto soccorso che sembra avere tutte le carte in regola per piacerle, e Lisa in effetti ne rimane subito affascinata. Ma Arthur nasconde una storia che lo rende diverso da chiunque abbia incontrato prima d’ora: possiede un faro, ricevuto in eredità dal padre, una torre battuta dai venti in riva all’oceano nelle cui acque suo nonno è misteriosamente scomparso alcuni decenni prima. Il dono gli è stato fatto a una condizione: Arthur non deve aprire la porta metallica della cantina. Malgrado la promessa fatta al padre, il giovane non trattiene la sua curiosità, spalancando la porta su un terribile segreto da cui sembra impossibile poter tornare indietro. Riuscirà l’amore per Lisa a dargli la forza necessaria per superare le insidie di una folle corsa contro il tempo?

 

Recensione “L’istante presente” di Guillaume Musso

[a cura di Elisa Pinca]

La mia prima recensione dopo il lock down, il mio primo libro dopo l‘esplosione della pandemia. Ebbene si, io topo di biblioteca durante questi due mesi di quarantena forzata non riuscivo a leggere. nemmeno tre righe e la mia mente era già altrove. Troppo introspettivo, troppo lungo, scritte troppo piccole, surreale, smieloso… avevo una motivazione per abbandonare ad ogni tentativo di lettura.
Poi è iniziata la fase 2, con essa il mio rientro in biblioteca (dove anche i libri subiscono la quarantena forzata) e tra le novità vedo questo libro che senza un motivo, se non il mio sesto senso, mi “intasco” e porto a casa.
Le prime pagine confermano che il mio istinto è di nuovo operativo.

“Non avere paura, Arthur. Salta! Ti prendo al volo.” […] “Nella vita non devi fidarti di nessuno. Hai capito Arthur?”

Che credo sia un po’ quello che, spesso e volentieri, penso anche io.

1991
Arthur 25 anni, giovane medico. Vent’anni dopo aver ricevuto questa lezione di vita, suo padre decide di regalargli una delle proprietà di famiglia: 24 Winds Lighthouse, il faro dei 24 venti. L’unica ricchezza che suo padre ha deciso di lasciargli in eredità.

Arthur e suo padre non hanno mai avuto un buon rapporto per cui non è sorpreso che a lui non spetti un centesimo del patrimonio di famiglia, ma è estremamente incuriosito del tempismo di questa rivelazione da parte del padre e soprattutto dalle condizioni che ad essa sono allegate.
Il ragazzo decide quindi di tartassare il padre di domande per capire cosa nasconde questa eredità ed il perché delle condizioni imposte al figlio.
Dopo un’iniziale negazione il padre decide di rivelare ad Arthur la storia del faro. È una proprietà che lui stesso ha ricevuto da suo padre il quale, donandogliela, ha fatto promettere al figlio di murare la porta della cantina, luogo a cui non dovrà mai più accedere nessuno per alcun motivo.
Non sa motivare il perché all’epoca il padre gli fece sottoscrivere queste condizioni, sa solo aggiungere che gli regalò il faro due anni dopo la sua scomparsa, quando ormai ognuno lo credeva morto, in occasione di un loro brevissimo incontro in aeroporto. Il padre riapparso dal nulla aveva fatto promettere a Frank, questo il nome del padre di Arthur, di non aprire mai più quella porta in quanto chiunque vi sarebbe entrato sarebbe stato costretto ad una vita infernale, maledetta.

I sospetti di Arthur erano quindi fondati; ma quale miglior incipit di un divieto?
Frank, nonostante avesse mantenuto la promessa, (confermando l’insegnamento “non fidarti mai di nessuno”) aveva provveduto a lasciare al figlio tutti gli attrezzi necessari per abbattere la muratura e svelare il mistero del faro dei 24 venti. La curiosità ebbe la meglio su Arthur che nonostante le promesse e le pessime condizioni della cantina abbatte la muratura ed entra nella stanza.
Dopo un’iniziale delusione

“…vidi la porta richiudersi improvvisamente alle mie spalle […] il corpo mi si paralizzò, come trasformato in una statua di ghiaccio. Il sangue mi ronzava nelle orecchie […] il sibilo di qualcosa mi trapassò i timpani fino a stordirmi, e mi sentii mancare la terra sotto i piedi”.

1992
“Poi una deflagrazione mi strappò via, lontano nel tempo.”

1993
“Istantaneamente, mi presero le palpitazioni e un’emicrania lancinante. Mi mancava l’aria, gli occhi mi bruciavano e provai la sensazione non nuova che il pavimento mi si aprisse sotto i piedi per risucchiarmi nel vuoto […] ma io non ero più lì”.

2014
“Poi, per l’ultima volta, la visione mi si confuse […] Il corpo, assalito dagli abituali formicolii, mi si contrasse bruscamente, prima di essere scosso da movimenti secchi e incontrollabili. Si disgregò, si devitalizzò…”

1991-2015
La vita di Arthur è la concretizzazione della comune espressione “il tempo vola”, la frase che diciamo quando ci guardiamo indietro e non ricordiamo che brevi frammenti delle nostre vite. Come se il tempo fosse trascorso, ma noi non fossimo stati realmente presenti se non per brevi frazioni di tempo, per qualche ora; le uniche che ricordiamo.
La maledizione che il faro ha scagliato su Arthur: 24 anni vissuti in 24 giorni, nemmeno completi, a cadenza non regolare.
24 anni, o meglio dire giorni, pieni di misteri, di amore, di rabbia, di paura, di vita condensata. Ma cosa ne è di chi rimane? Di chi lo vede sparire. Come è possibile stringere relazioni durature in 24 ore, o poco meno, e pretendere che gli altri aspettino per un anno senza sapere, senza capire.
E dopo 24 anni cosa succede? Come si torna alla scansione del tempo che tutti conosciamo? È possibile allungare l’istante presente ad ogni ora, ad ogni giorno?

Un libro che all’inizio mi ha catturata, che, nella parte centrale, è diventato un po’ troppo prolisso, per i miei gusti, che mi ha ammaliata nel finale.
Prima di leggere gli ultimi capitoli avrei consigliato questo libro solo a chi ama i gialli che fanno “riprendere fiato”, le storie che non obbligano a leggere ogni riga, che non ti tengono in un clima di suspense eccessivo.
Nonostante la narrazione lenta, la pazienza spesa per arrivare alla fine viene ampiamente ricompensata.
È ufficiale, il mio sesto senso è tornato: sono di nuovo assieme a voi!!

PS: come è andata la vostra quarantena? E il vostro rapporto con libri e lettura in questi ultimi mesi??

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