Recensione Un luogo dove non sono mai stato David Leavitt

Recensione “Un luogo dove non sono mai stato” di David Leavitt

Mi succede, a volte, di lasciarmi ammaliare da un autore ancor prima di iniziare a leggere i suoi libri. Come se, empaticamente, capissi che il suo stile sarebbe perfetto per me. È quello che è successo con David Leavitt che mi ha incuriosita da subito.

Il suo primo libro che ho deciso di leggere è stato “Un luogo dove non sono mai stato”, una raccolta di racconti sulla vita. Questo genere letterario mi aveva sempre fatto storcere un po’ il naso ma nell’anno appena trascorso, l’ho così rivalutato da aver voglia di scovare sempre nuovi titoli.

Trama “Un luogo dove non sono mai stato” di David Leavitt

Le dieci storie di Un luogo dove non sono mai stato catturano stralci di vite che si consumano per la maggior parte in grandi città statunitensi. I due personaggi principali, Nathan e Celia, erano già stati introdotti in Ballo di famiglia, la fulminante raccolta d’esordio di un giovanissimo Leavitt. In questi racconti incontriamo una donna lesbica che assiste al matrimonio della sua ex amante con fantasie di vendetta, un agente immobiliare che si affeziona a una delle sue case in vendita, una ragazza che insegue un amore impossibile e altre storie incentrate su grandi temi universali come la scoperta di sé, la ricerca di accettazione e l’esperienza del dolore.

Recensione “Un luogo dove non sono mai stato” di David Leavitt

Dieci racconti a comporre un volume di poco più di 200 pagine. Io ne ho centellinato la lettura, non per colpa di eventuali difetti, ma solo ed esclusivamente perché ho scelto di leggerlo durante il periodo natalizio. Tra cene, traffico, corse per negozi, parenti sempre intorno e lavoro da portare avanti mentre tutti erano in vacanza, ho avuto davvero poco tempo da dedicare alla lettura.

Aver scelto questo titolo come lettura natalizia mi ha in realtà salvata. Essendo dei racconti non ho avuto nessun problema a goderne la lettura nonostante il poco tempo perché riuscivo ad iniziare e finire una storia, iniziandone una nuova dopo anche un paio di giorni. Questo è il vantaggio dei racconti. Storie singole che avrei potuto leggere anche a distanza di mesi l’una dall’altra, non ne avrebbero risentito comunque.

Ogni racconto ha infatti protagonisti diversi, storie differenti, ambientazioni completamente nuove. A tenere insieme i dieci racconti il tema di base: la libertà di amare a modo proprio. Non importa come, non importa chi, ciò che conta è amare.

David Leavitt, ha dato vita a personaggi forti che attraverso le pagine del libro “Un luogo dove non sono mai stato” fanno notare quanto negli anni ’90 i pregiudizi sull’orientamento sessuale rovinassero ancora uomini e donne. Coppie innamorate costrette a nascondersi, costrette a vivere una vita segreta, costrette ad incontrarsi solo in determinati locali.

Il mondo oggi sta finalmente cambiando, si inizia finalmente a dare rispetto a chi si ha di fronte indipendentemente dalle scelte sessuali, religiose o politiche. Di certo, la strada da fare è ancora lunga ma almeno se ne può parlare liberamente. Ci basta pensare alla letteratura LGBT, oggi sdoganata, ma negli anni in cui David Leavitt ha deciso di dar vita a questi personaggi, non era vista con gli stessi occhi.

Intrepida e coraggiosa quindi la scelta dell’autore Leavitt di raccontare stralci di vita così all’avanguardia e soprattutto così pieni di vita, di dolore, di ingiustizie.

Alcuni racconti mi sono piaciuti meno di altri, il mio preferito rimane comunque l’ultimo “Le strade che portano a Roma” in cui c’è un bellissimo ritratto di una famiglia italiana ricca, eccentrica e piena di problematiche.

Vi consiglio di dare una possibilità a questo volume, vi regalerà delle piacevolissime ore di lettura e anche degli ottimi spunti di riflessione.

 

 

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